Il modello psicopedagogico

 

Il metodo relazionale interattivo si basa sul modello di riferimento che fa capo alla bibliografia di Bowlby,Winnicott, Bion in cui viene dato malta importanza alla figura di riferimento, all’esperienza di accudimento da parte della figura genitoriale o comunque all’adulto che si occupa del bambino per accompagnarlo verso una sana crescita fisica, psichica e sociale.

 

La comunità con il metodo relazionale-interattivo prende proprio spunto da ciò e si focalizza nello strumento della relazione come mezzo privilegiato per creare una relazione significativa con i minori.

 

Una relazione significativa basata prima di tutto nell’accoglienza della persona, nell’ascolto dei suoi bisogni e delle sue necessità.

 

Relazione che prevede il dialogo e il confronto con l’utente così che gradualmente l’adulto diventa punto di riferimento stabile e coerente per il minore per il quale, senza sostituirsi alle figure genitoriali, svolge la funzione di guida e sostegno affettivo.

 

Attraverso la relazione significativa l’adulto aiuta l’utente nella conoscenza della sua persona per valorizzare le proprie potenzialità correggendo e modificando in maniera costruttiva gli aspetti di maggiore debolezza e criticità della propria personalità.

 

La relazione con l’utente è finalizzata a far si che esso sviluppi una maggiore definizione della propria identità, una conoscenza di sé che aumenti la stima e la fiducia nelle proprie potenzialità e acquisisca ed interiorizzi uno stile relazionale e comportamentale differente e adeguato rispetto a quello disfunzionale del contesto di provenienza.

 

Per raggiungere tali obbiettivi l’équipe di lavoro della Comunità educativa si avvale anche dello strumento del P.E.I (progetto educativo individualizzato).

 

Il P.E.I viene fatto in collaborazione con la Responsabile, la psicoterapeuta, l’assistente sociale, gli educatori della comunità di accoglienza.

 

Tale P.E.I viene altresì discusso e concordato con l’assistente Sociale di riferimento del Comune di provenienza del minore, tale strumento impegna professionalmente tutti coloro che sono coinvolti nella tutela, nell’educazione e nell’aiuto al minore.

 

 

Il P.E.I contiene

 

  • la situazione affettivo relazionale ( stile relazionale nel rapporto tra i minori,gli operatori ed i tecnici della Comunità Educativa);
  • la situazione cognitiva e comunicativo-linguistica;
  • la situazione familiare.

 

 

 

Da questi elementi dovrà scaturire un intervento educativo mirato a colmare le lacune e/o risolvere crisi o problemi emersi nella personalità del minore.

 

 

 

Modalità organizzative

 

 Riunione Settimanale

 

Ogni settimana viene effettuata dall’équipe tecnica della comunità educativa (Responsabile, Assistente Sociale, Psicoterapeuta) una verifica con gli educatori allo scopo di:

 

  • monitorare e valutare la situazione dei minori, sia di gruppo che individuale, verificare la programmazione  rispetto agli obiettivi stabiliti nel PEI;
  • aggiornare la Cartelle Personale del minore;
  • analizzare le questioni attinenti al servizio (ferie, sostituzioni, situazioni organizzative straordinarie) e le difficoltà gestionali eventualmente incontrate;
  • offrire agli stessi operatori uno spazio di ascolto per le loro difficoltà personali al fine di prevenire situazioni di burn out, o stress lavoro-correlato  e di favorire lo scambio di esperienze e la discussione.

 

   

 

Riunione Mensile/Supervisione

 

Lo Psicoterapeuta  con la funzione di supervisore esterno, sostiene l’équipe tecnica ed educativa della comunità nell’affrontare adeguatamente:

  • le dinamiche personali relative allo svolgimento del lavoro:
  •  superare  le difficoltà che  emergono,
  •  creare un buon lavoro di squadra e un clima sereno per poter affrontare al meglio la gestione del lavoro con i minori.